Tilda Swinton a Cannes, l'IA? Reagiamo da esseri umani'
L'attrice protagonista a Cannes di un Rendez Vous con il pubblico
(dell'inviata Francesca Pierleoni) Nel mondo di oggi, "alcuni di noi sono fortunati perché è come se fossero su una zattera in un mare davvero in tempesta. Il caos però dobbiamo farcelo amico ed imparare ad ascoltare, per essere utili agli altri". Parola di Tilda Swinton, la grande attrice scozzese, premio Oscar per Michael Clayton, musa per registi come Derek Jarman, Sally Potter, Wes Anderson, Joanna Hogg, Luca Guadagnino, Jim Jarmusch, sempre pronta ad esplorare ogni mondo cinematografico, superhero movie compresi ("mai essere snob, si deve vedere tutto" sottolinea). L'attrice, con humour ed empatia, è stata protagonista della giornata al Festival di Cannes in un Rendez vous col pubblico. Oltre un'ora e mezza di conversazione con Didier Allouch nella quale ha ripercorso i suoi grandi sodalizi artistici ed ha commentato temi come i rischi legati all' intelligenza artificiale, anche per il cinema. "Finché ciò che produciamo non sarà stereotipato e in qualche modo stancante per il pubblico, lA non avrà alcuna possibilità. Dobbiamo fare solo quello che gli esseri umani sono in grado di fare: creare storie caotiche e avventurose, in modo che il pubblico non sappia cosa succederà e si goda l'esperienza. Partire da una storia personale è sempre un buon punto di partenza. E questo può anche significare ritrovarsi in cima a una montagna medievale con un drago… ". La cosa peggiore "che può accadere è che il pubblico si annoi e inizi a pensare che non valga più la pena uscire e andare al cinema invece di guardarsi qualcosa sullo smartphone". Bisogna "continuare a invogliare le persone a entrare nelle sale, a vivere quell'esperienza". Swinton sottolinea che "non farei film se non fosse per i festival. Ho girato il mio primo lungometraggio, Caravaggio, con l'amatissimo Derek Jarman nel 1985/1986; lo abbiamo portato alla Berlinale e sono rimasta a bocca a aperta, mi si sono aperti gli occhi, la testa mi è esplosa e ho capito qual era la mia strada. Ho pensato: 'questa è la mia vita, questo è il mondo della cultura internazionale. Non si trattava solo di tutti i film che ho visto, e ne ho visti molti quell'anno, come cerco sempre di fare quando vado ai festival. Ho incontrato tantissimi cineasti e ho capito che questa era davvero la mia tribù". L'attrice si diverte ai festival anche con la dimensione più pop, il tappeto rosso: "E' come se si partecipasse un matrimonio enorme dove ogni altra persona è damigella d'onore e tutti possono scegliere il proprio vestito. È una festa… a volte è un fiasco - dice sorridendo -. Ma quello non è il glamour. Quello vero è qui, nel buio della sala, davanti al grande schermo: tutto il resto è solo divertente". Venendo ai ruoli che sceglie, "sono sempre particolarmente interessata a qualcuno che si trova sull'orlo di un precipizio, che sta per affrontare un cambiamento assolutamente catastrofico. Potrebbe essere un cambio di genere, nel caso di Orlando o nel caso di Julia di Erick Zonca, un'alcolizzata che rapisce e aggredisce un bambino e finisce per diventare madre, in qualche modo, magicamente". Una lezione fondamentale, l'attrice l'ha imparata dall'amico Derek Jarman: "Lui diceva sempre che ogni giorno devi andare sul set come se fossi a una festa che stai organizzando tu. E' un ottimo consiglio per un regista, perché un buon padrone di casa non è qualcuno che entra in una stanza, tiene tutti gli ospiti prigionieri e si mette a urlare loro attraverso un megafono, dicendo cosa bere, cosa mangiare e quando ballare. Un buon padrone di casa è qualcuno che fa sì che tutti si assumano la responsabilità dell'atmosfera della festa, in modo che tutti cambino i dischi, preparino i drink e portino da mangiare, e ci sia questo senso di responsabilità condivisa". Swinton, si è presa una pausa di due anni dai film, "un grande risultato per me", ma ora "sto lavorando a due progetti con Apichatpong (Weerasethakul, ndr). Gli attori, per lei, "sono esseri umani in una posizione molto vulnerabile e siamo tutti fondamentalmente timidi. Io lo sono, e per me è difficile nasconderlo. Ma alcune persone affrontano la loro timidezza comportandosi in modo incredibilmente pomposo, credendo di sapere tutto. Altre, invece, comportandosi in modo aggressivo e ostinato. Bisogna scavare a fondo nell'empatia, capire come entrare in contatto con l'essere umano, con pazienza e comprensione".
D.Franke--BVZ
