Beppe Carletti, 'servono spazi per far suonare i giovani'
L'appello del fondatore dei Nomadi, 'altrimenti i dischi sono tutti uguali'
"I paesi che possono avere uno spazio, lo mettano a disposizione dei ragazzi per suonare, in modo che non suonino solo a casa usando il computer. Altrimenti i gruppi sono tutti uguali e i dischi hanno tutti lo stesso suono". È l'appello di Beppe Carletti, fondatore dei Nomadi, ospite di OnEr, la trasmissione televisiva dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna. Carletti ripercorre oltre sessant'anni di carriera della band, considerata la più longeva d'Italia, dagli inizi nelle balere di provincia al sodalizio con il cofondatore Augusto Daolio. "Ci dissero che non avremmo retto e invece...", ricorda. Nell'intervista parla anche dell'amicizia con Francesco Guccini, di una missione di pace a Cuba, dell'incontro con il Dalai Lama e del riconoscimento come Cavaliere della Repubblica da parte di Carlo Azeglio Ciampi. Sul fronte dell'intelligenza artificiale, Carletti si dice scettico: "C'è il rischio che una canzone sia uguale in Italia come in Giappone".
T.Martin--BVZ