Lo zucchero aggrava i danni degli antibiotici alla salute intestinale
Un'alimentazione troppo dolce rende più vulnerabili i batteri buoni
Assumere molti zuccheri quando si è in cura con antibiotici potrebbe peggiorare i danni causati dai farmaci alla flora batterica intestinale. Lo indica lo studio coordinato da ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York e pubblicato sulla rivista Nature. Gli antibiotici sono una classe di farmaci essenziali, tuttavia possono eliminare alcuni dei batteri buoni presenti nell'organismo (il cosiddetto microbiota) insieme a quelli nocivi. Lo studio ha ora indagato se l'alimentazione possa influenzare questa azione dei farmaci. I ricercatori hanno monitorato gli alimenti contenuti in quasi 10mila pasti consumati da 173 pazienti oncologici ricoverati in ospedale e in trattamento antibiotico, misurando successivamente le variazioni del loro microbiota intestinale. Il team ha rilevato che per ogni 100 grammi di zucchero consumati dai pazienti nelle 48 ore precedenti si registrava una riduzione consistente della varietà di specie batteriche presenti. Inoltre, la combinazione tra zuccheri e antibiotici aumentava la probabilità che nei pazienti proliferassero specie batteriche nocive, come l'Enterococcus faecium, responsabile di infezioni difficili da trattare. "Mentre comprendiamo sempre meglio come i danni collaterali degli antibiotici al microbioma siano collegati a problemi di salute a lungo termine, è fondamentale individuare i fattori in grado di limitare questi rischi imprevisti per la salute", ha affermato Jonas Schluter, tra gli autori dello studio. "Il nostro studio suggerisce che modificare la dieta durante e dopo l'assunzione di antibiotici - in particolare riducendo il consumo di dolci - potrebbe essere d'aiuto in tal senso". Lo studio si è concentrato su pazienti con tumori ematologici, una popolazione particolarmente vulnerabile alle infezioni. In questi pazienti "il danno al microbioma è associato a esiti peggiori, come una maggiore mortalità globale e un rischio più elevato di infezioni", ha dichiarato Jonathan Peled. "Un importante passo successivo sarà progettare studi clinici per verificare se modifiche dietetiche a breve termine possano migliorare gli esiti clinici per i pazienti", ha concluso.
K.Schneider--BVZ