Berliner Volks-Zeitung - Malattie del cuore in Italia, 9 milioni di pazienti e 42 miliardi di costi

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Malattie del cuore in Italia, 9 milioni di pazienti e 42 miliardi di costi

Malattie del cuore in Italia, 9 milioni di pazienti e 42 miliardi di costi

Dal Policy Brief di Teha Group emergono gap regionali e di genere. E poca prevenzione

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Circa 9 milioni di italiani convivono con malattie cardiovascolari, nel 2023 hanno causato circa 206.000 decessi, il 56% dei quali tra le donne. Nel 2021 il costo complessivo ha raggiunto 42 miliardi, considerando costi diretti, assistenza informale, perdita di produttività e costi sociali. Emerge dal Policy Brief realizzato da Teha Group e presentato in occasione della Giornata Mondiale del Cuore nell'ambito degli Stati Generali della Salute Cardiovascolare. Nonostante i progressi nella diagnosi e nelle terapie, ci sono profonde disuguaglianze territoriali e di genere: nel 2023 il tasso di mortalità cardiovascolare ha raggiunto in Campania 33,9 decessi ogni 10.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 24,7, mentre il rischio cardiovascolare femminile resta sottovalutato. La prevenzione è il primo terreno su cui intervenire. In Italia il 98% degli adulti presenta almeno un fattore di rischio noto e il 40% ne presenta tre o più: il 30% soffre di ipertensione, il 27% di ipercolesterolemia e l'8% ha glicemia elevata. La vaccinazione antinfluenzale è associata a una riduzione del 34% del rischio di infarto e ictus negli over 65 ma le coperture restano insufficienti. "Contrastare i fattori di rischio e riconoscere il contributo delle vaccinazioni significa ridurre la probabilità che si verifichi il primo evento cardiovascolare", afferma Fabrizio Oliva, presidente dell'Italian Federation of Cardiology. "Accanto allo screening di popolazione, sono necessari anche percorsi mirati per condizioni come le cardiomiopatie, nelle quali l'identificazione precoce può salvare la vita anche nelle persone più giovani", evidenzia Pasquale Perrone Filardi, vicepresidente dell'Italian Federation of Cardiology. Sul fronte della cura, l'Italia registra buoni risultati nella gestione dell'evento acuto, con livelli di mortalità a 30 giorni inferiori alla media europea. Ma solo il 30% di chi ne avrebbe indicazione accede alla riabilitazione cardiologica. "La sfida è costruire percorsi integrati tra ospedale e territorio, migliorare aderenza alle terapie e alla riabilitazione, garantendo ai pazienti un accesso tempestivo e appropriato all'innovazione farmacologica", conclude Giuseppe Musumeci, esperto della Rete Tempo-Dipendente Cardiologica di Agenas.

L.Schmitz--BVZ